Secondo volume della trilogia Siren, Il richiamo della sirena soffre del classico complesso del volume intermedio di trilogia, il cosiddetto “volume di passaggio”.L’azione, specialmente nella prima parte del romanzo, viene ridotta ai minimi termini. Fuoco centrale della narrazione sono le sensazioni e i pensieri di Vanessa, che ora non riesce più a riconoscersi e a capirsi. Dopo aver infatti scoperto la sua vera natura, dubita di chiunque le stia attorno: come puoi essere sicura che le persone ti vogliano bene per quello che sei e non perché sei un mostro mitologico in grado, con la sua sola presenza, di ammagliare e affascinare chiunque? Simon sarà davvero innamorato di lei, o saranno i suoi poteri di sirena a fargli provare questo sentimento? Non è facile per Vanessa convivere con questi pensieri negativi, e ciò si ripercuote anche nella sua vita quotidiana. Ha visioni di Raina e Zara, fugge improvvisamente da luoghi affollati, non vuole saperne più nulla del suo futuro, sia scolastico che sentimentale. Non è più la cara e tranquilla Vanessa che pensava di essere invisibile, ora è cosciente di essere sempre al centro dell’attenzione e la cosa la disturba. Come se non bastasse, la sua natura le crea anche diversi problemi di carattere pratico, dato che non riesce a stare per molto tempo lontana dall’acqua e dal sale e devo portarne sempre una scorta con sé. E sua madre non riesce ad affrontare la perdita di Justine mentre suo padre continua a nasconderle la verità. In una situazione del genere, Vanessa non può far altro che implodere.Tricia Rayburn delinea molto dettagliatamente e attentamente la situazione della protagonista, il problema è che, per più di metà libro, questo rappresenta praticamente l’unico tema della narrazione. Se inizialmente ho accolto con piacere questo maggior approfondimento, dopo un po’ ho però cominciato ad annoiarmi e a chiedermi quando sarebbe finalmente successo qualcosa. Diciamo, in parole povere, che la cosa è stata tirata, secondo me, un po’ troppo per le lunghe, o che comunque l’autrice avrebbe dovuto affiancarla ad n background un po’ più movimentato.Finalmente, nell’ultimo centinaio di pagine, la storia ricomincia a carburare e abbiamo una serie di accadimenti velocissimi che ci tengono col fiato sospeso e ci forniscono alcune importanti informazioni che vanno ad arricchire la nostra conoscenza delle sirene della Rayburn. È impossibile staccare il naso dalle pagine e seguiamo Vanessa attraverso una serie di rivelazioni mozzafiato e inaspettate, in vista di un finale… che proprio finale non è. Ma questo me lo aspettavo, dato che si tratta di una trilogia e quindi avremo tutte le risposte nel volume conclusivo, che uscirà all’estero a Luglio.Lo stile riprende quello del volume precedente: semplice e scorrevole, con un tocco di poeticità che rende la scrittura della Rayburn intrigante e invitante. Nota stonata l’inserimento dell’ormai stranoto triangolo amoroso, che sinceramente comincia a stufare e di cui, secondo me, non se ne sentiva affatto il bisogno. Interessanti le nuove informazioni sulle sirene, anche se fa molto innervosire il fatto che nessuno si decida a spiegare per bene come stanno le cose a Vanessa, che quindi brancola nel buio.Una lettura di passaggio, non all’altezza del precedente volume ma che mette comunque una gran voglia di leggere il volume successivo.