Rosebush

Rosebush - Michele Jaffe The gap è un thriller per ragazzi ambientato in una scuola superiore americana. A metà tra Gossip Girl, 90210 e teen drama vari, è inquietante e misterioso al punto giusto e mi ha fatto passare alcune ore piacevoli in cui mi sono alambiccata il cervello nelle più strane congetture per cercare di capire chi potesse essere il colpevole.Il titolo originale del romanzo è Rosebush, in italiano “cespuglio di rose”: un titolo decisamente coerente con la narrazione, dal momento che Jane, la protagonista, viene ritrovata in fin di vita proprio all’interno di un cespuglio di rose. Il problema è che la ragazza non ricorda nulla di quello che le è successo, ma non vuole neppure dare credito alla teoria della polizia, che pensa che lei abbia tentato il suicidio. L’ultimo suo ricordo di quella tragica sera riguarda il suo arrivo, assieme alle sue migliori amiche Kate e Langley, a una festa con un delizioso costume da fatina. Stop. Il resto è tutto nero. Ma com’è passata dalla festa al cespuglio? Di certo non possono avere alcuna responsabilità i suoi compagni, tutti la amano e le vogliono bene, come testimoniano le decine di mazzi di fiori nella sua stanzetta di ospedale… O forse no?Jane porta una maschera, ma non riesce a rendersi conto del fatto che anche gli altri ne portino una. Si lascia ingannare dalla superficialità delle cose, senza indagare, ed è proprio per questo che finisce in un cespuglio di rose: perchè non ha saputo vedere la verità, non ha saputo capire davvero le persone, andare oltre le spacconerie e i belletti. Jane riflette tragicamente un modello adolescenziale piuttosto diffuso ai giorni nostri, e con lei tutti i suoi amici: conta l’apparire, non importa l’essere. Il problema è che sotto l’apparire può nascondersi di tutto, e la nostra protagonista lo impara a sue spese. Il personaggio di Jane, mano a mano che riprende l’uso del suo corpo paralizzato e ricorda frammenti di quella terribile serata, impara lezioni importanti e cresce.Del resto ogni rosa ha le sue spine, anche le più belle.Ciò che più mi ha colpito di questo libro è la capacità di scrittura della Jaffe: riesce a tenere sempre il lettore sulla corda, seminandolo con falsi indizi. Inoltre crea un’atmosfera particolare, inquietante, che ti mette sul chi va là: si comincia a sospettare di tutti, inveendo la protagonista e la sua cecità, la sua superficialità. Finchè le nostre teorie non vanno a coincidere con quelle di Jane, rendendo l’immedesimazione definitiva e completa. E si comincia a temere che dietro ciascuno si nasconda un assassino, a odiare la polizia e la sua famiglia che non vogliono ascoltare le sue congetture, si rimane in ansia, attendendo che un nuovo frammento di memoria faccia capolino nella testa di Jane. Si vuole sapere sempre di più, se ne sente proprio la necessità. Solo alla fine, quando ho sollevato il naso dal libro, mi sono resa conto di quanto mi ci fossi persa dentro, e il merito è tutto dello stile dell’autrice, semplice ma “catturante”.I personaggi sono molti ed entrano in gioco parallelamente ai ricordi di Jane: i flashback sono innumerevoli in questo libro e ci aiutano a capire più profondamente le caratteristiche di ciascuno degli amici della ragazza. Ma in realtà, anche quando descrive gli altri, la Jaffe in realtà ci dice qualcosa di più su Jane, mostrandoci la sua superficialità e la sua necessità di sentirsi accettata nel relazionarsi con tutti.In definitiva, un romanzo che mi ha sorpreso e che vi consiglio: non vi troverete la complessità tipica dei grandi thriller (vedi i libri di Sebastian Fitzek), ma vi saprà comunque catturare, a patto che, ovviamente, siate amanti dell’ambientazione scolastica e adolescenziale.